Intervista
pubblicata nella rivista interna Siemens
Paolo
Morettini, dell'ufficio tecnico MED di Roma, è attore in una compagnia
teatrale della capitale che a fine marzo ha messo in scena "Il
medico dei Pazzi" di Scarpetta. In quest'intervista il collega
racconta come è nata la sua passione extra-professionale.
D: Sig. Morettini, da quanto tempo lavora in Siemens
e di cosa si occupa?
R.:
Sono entrato in Siemens nel 1973 con la qualifica di disegnatore
tecnico. Il mio lavoro consiste nel creare spazi utili per l'installazione
delle nostre apparecchiature negli ospedali, cliniche e privati.
Oltre alla progettazione, attualmente svolgo attività di supporto
ai PM. Inoltre sono consigliere e responsabile area Centro-Sud
del Circolo Aziendale.
D:
Può raccontarci come sono nati i contatti con il teatro, la recitazione
e quali sono i ruoli che ha interpretato?
R.:
Per raccogliere dei fondi, più di dieci anni fa organizzai a scuola
di mia figlia una piccola commedia con i genitori degli alunni;
in quell'occasione si trovò anche un genitore che fece il regista.
Quella fu la mia prima esperienza e devo dire che fu molto divertente.
Da
allora non feci più nulla e mai avrei pensato di cimentarmi nuovamente
in quest'attività, finché una conoscente mi invitò ad entrare
in una compagnia teatrale amatoriale: non ci pensai due volte
ed accettai. Uno dei motivi per cui accettai è che, quasi tutti
stentano a crederlo, sono maledettamente timido e per me il teatro,
la recitazione, poteva essere un valido rimedio per superare la
mia timidezza. Così ho interpretato il ruolo del latin lover nel
"Testamento"; dell'usciere del Tribunale nello "O'Scarfalietto"
e, infine, il ruolo del proprietario di un caffè ne " Il
medico dei Pazzi".
La
compagnia di cui faccio parte esiste da più di venticinque anni
e tutti gli anni mette in scena una commedia di autori napoletani,
come lo Scarpetta, riadattati in romanesco da una collega della
compagnia. La scelta di adattare e tradurre nel nostro dialetto
testi napoletani è dovuta al fatto che esistono pochi autori di
commedie comiche in romanesco ambientate nel 1800. Commedie comiche
e di richiamo sono perlopiù napoletane e francesi.
D: Può dirci quali sono, secondo Lei, gli aspetti
più belli e interessanti della recitazione?
R.:
Mi è difficile trovare la cosa più bella di questa attività, potrei
elencarne un paio, ma sicuramente tralascerò qualcosa. In primo
luogo, la recitazione permette di dimenticare per un po' i problemi
quotidiani, in quanto ci si deve concentrare per entrare in un
personaggio nuovo. Poi il teatro ti aiuta e ti migliora, dandoti
maggiore fiducia in te stesso. Delle volte si vedono arrivare
dei principianti: sono timidi, paurosi e parlano magari con voce
flebile. Alla fine, dopo un anno di lavoro, si stenta a credere
che siano loro: totalmente diversi! Questa è una cosa che solo
la passione può dare, il grande impegno, l'esercitazione, anche
a casa davanti lo specchio o al bagno o in macchina.
D: Immaginiamo che il teatro possa occuparLe molto
tempo: lo studio della parte, le prove, le rappresentazioni. Come
riesce a coniugare lavoro e teatro?
R.:
Mi sono organizzato in modo tale che non vada ad intralciare l'attività
lavorativa. Ad inizio anno ci si riunisce e si stabilisce un calendario
degli appuntamenti compatibilmente agli impegni di lavoro. Quest'anno
abbiamo deciso di incontrarci due volte la settimana nel dopolavoro.
Solo l'ultimo mese che si fanno anche le ore piccole per prepararci
al meglio.
D: Ha un desidero particolare rispetto al Suo futuro
teatrale?
R:
Anch'io come quasi tutti ho un sogno nel cassetto , maturato dopo
questo approccio al teatro, è quello di diventare un regista di
una piccola compagnia , magari , chissà, proprio all'interno della
stessa Siemens.